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Recordet | 1974 – Piazza della Loggia

1974 – Piazza della Loggia

Non è un solo amaro ricordo.

È stato un susseguirsi di momenti professionali vissuti in un contesto che alternava momenti di lucido stress a momenti drammatici.

Erano le 11 circa di quel piovigginoso martedì 28 Maggio 1974 quando una telefonata dal Presidio fece scattare un allarme, perché era scoppiata una bomba in Piazza della Loggia. Inviai l’autolettiga con un infermiere e, dopo aver dato alcune disposizioni, mi recai di corsa sul luogo. Percorrendo via Tosio giunsi e venni assorbito dal caos. Le ambulanze del Civile erano già ripartite coi feriti. Pompieri col geometra Cattaneo che raccoglievano detriti, cadaveri da lenzuoli, poliziotti che tentavano di regolare il flusso delle persone. Non c’era bisogno dei nostri servizi al momento e rientrai all’Ospedale Militare. Arrivò subito l’incarico quale perito del Tribunale del giudice Istruttore dr. Vino. Seguii gli interrogatori del Bar dei Miracoli dei sospettati e la conseguente visita alle carceri di Trento e di Rovigo. Sottoposi a visita medica tutti i feriti per configurare le lesioni: 108 perizie. 70 feriti furono ricoverati e, di questi, 8 furono ricoverati più volte.

L’ordigno, per la potenza e la modalità di scoppio, non sviluppò un’energia tale da produrre gravi danni da onde d’urto e da vampa, se non nelle persone più vicine all’epicentro, ed, escluso il trauma acustico, che ha interessato solo l’1-2% delle persone presenti in Piazza. Sono stati soprattutto i proiettili primitivi (schegge della frammentazione del cestino e della colonna in granito) e secondari (schegge ossee delle fratture) a determinare le lesioni riscontrate. Il costo sociale dell’esplosione fu elevatissimo: 8 morti, 106 feriti dei quali 38 con esiti, un anno e tre mesi di degenza ospedaliera, più di 10 anni di giornate lavorative perse.

Le indagini furono certamente condizionate da alcuni grossolani errori commessi nell’immediatezza della tragedia, a testimonianza di questi errori restano le perizie balistiche così contraddittorie nelle varie inchieste. A distanza di tanto tempo si affastellano anche altri frammenti di ricordi “non comuni” quali l’amarezza del geom. Cattaneo nell’avere eseguito un ordine che non condivideva (lavò la Piazza), il contrasto palese nell’Ufficio istruzione in cui il giudice dr. Arcai vedeva coinvolti nell’inchiesta i suoi due figli, l’incontro nei corridoi del tribunale con Buzzi, il conte di Blanchery, non ancora inquisito.

La strage di Piazza della Loggia è una ferita che ha reso partecipe me, immigrato allora da qualche anno, di un “brescianità” sofferta ma profonda.

  FRANCO CONSIGLIERE
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