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Recordet | 1957 – L’ultima Mille Miglia

1957 – L’ultima Mille Miglia

Maggio era, ogni anno, un mese speciale per Brescia.

A quell’epoca, quando io ero un ginnasiale, gli eventi straordinarî erano rari, non si veniva bombardati da overdose di notizie, spesso insulse e assurde come oggi, e, quando un evento veniva considerato “straordinario”, coinvolgeva la città in fremente attesa.

Settimane prima della Mille Miglia in città non si parlava d’altro; studenti, casalinghe, intellettuali, professionisti, imprenditori, pensionati, insomma tutti vivevano in amicizia la grande attesa.

Dieci giorni prima della Mille Miglia iniziavano a girare in città, passando su Corso Zanardelli allora aperto al (poco) traffico esistente, rombanti barchette assai potenti, prive di silenziatore, che destavano entusiasmo ad ogni passaggio.

Loro, i “corridori”, erano un’entità astratta sovrannaturale che si materializzava improvvisamente: si fermavano in centro, lasciavano che mani rispettose ed occhi luccicanti accarezzassero le forme delle loro puledre, e si concedevano amabilmente a conversare con tutti.

L’attesa della Mille Miglia era una straordinaria esperienza sensoriale: rosso, il colore delle astronavi terrestri che guizzavano tra attoniti spettatori; olio di ricino, il profumo inebriante degli scarichi delle autovetture; fisicità, il passaggio delle vetture tra di noi; tutti i sensi venivano coinvolti.

Poi, la punzonatura: un abile artigiano dipingeva sulla carrozzeria dei numeri (che corrispondevano all’orario di partenza); Piazza Vittoria brulicava di straordinari piloti, divi dello schermo, imprenditori, gente di città, ragazzi con i pantaloncini corti a toccare le vetture; poi, la sparizione, e finalmente la notte siderale.

Alle ore 21,00 di sabato partiva la prima vettura, le altre seguivano ogni minuto (con l’orario sulla fiancata) fino a tarda mattina.

Non si dormiva, nessun bresciano protestava, e mentre Castagneto dava il via, i nostri sensi e il nostro cuore venivano rapiti da queste astronavi, che tuttavia esistevano: le avevamo anche toccate.

Partita l’ultima vettura, ci si attaccava alla radio per avere frammentarie notizie; il telefono non aiutava, e la televisione non era pronta.

Domenica, tutti ai lati delle strade – incoscientemente a pochi centimetri da vetture che sfrecciavano a quasi 300 all’ora – per godere, in pochi decimi di secondo, il prodigio. Ma un terribile destino gettò nel pianto un valoroso pilota (il Marchese Alfonso De Portago) con il suo navigatore, e coinvolse molti spettatori in una terribile strage, dovuta allo scoppio di un pneumatico, che restò nella storia e nel dolore di tutti.

Lo leggiamo nella stele di Guidizzolo, luogo della tragedia:

“innocenti / uomini d’altri tempi / astratta potenza / fuggono la vita e la storia / lasciando dietro a sé / la strage di uomini d’oggi / presenti e felici / della calda umile vita innocenti eroi”.

Il mondo si rese conto che “la corsa più bella del mondo”, 1600 km tutti d’un fiato, era finita; così, la Mille Miglia divenne leggenda. Ma le “roi est mort, vive le roi!”.

  FLAMINIO VALSERIATI
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