2011 – Muore Mino Martinazzoli

L’anno 2011 per la nostra città passerà alla storia soprattutto per alcuni  eventi negativi.

Non mi riferisco solo alla retrocessione in B della squadra di calcio (quello è stato l’ultimo anno, finora, di serie A) ma anche  per l’ improvvisa scomparsa, il 4 settembre, di Mino Martinazzoli, politico di lungo corso, sicuramente tra i più illuminati politici bresciani degli ultimi decenni.

Mino Martinazzoli, infatti, è stato per 4 legislature senatore – fu eletto nella D.C. la prima volta a 40 anni nel 1972 – e deputato dal 1983 al 1992. Fu varie volte Ministro:  di Grazia e Giustizia  dal 1986 al 1989 – mettendo a disposizione la propria cultura ed esperienza nel campo legale (laureatosi in giurisprudenza , aveva sin da subito esercitato la professione di avvocato). Passa poi nel 1989  al Ministero della Difesa  ed è sua la scelta di equiparare in termini di durata il servizio civile a quello militare. Nel 1991/92 è invece Ministro delle Riforme Istituzionali in un periodo in cui sempre più si sente l’esigenza di riforme, modifiche, rinnovamenti .

Con la crisi del ’92 ove tutti i partiti storici vengono travolti – è l’anno di Tangentopoli  – il 12 ottobre viene eletto segretario della Democrazia Cristiana. Il Partito ha visto nella sua serietà e consolidata reputazione la figura giusta per salvare le proprie sorti, sempre più in crisi, e contrastare il fenomeno del malcontento generale e della protesta, fenomeno che verrà poi ‘raccolto’ dai partiti nascenti (Lega in primis).

L’incarico, molto prestigioso, non è facile: ci sono pesanti problemi  finanziari che colpiscono il paese e la realtà politica  in costante trasformazione. E’ il periodo del referendum per il nuovo sistema elettorale (maggioritario), della vittoria delle sinistre alle elezioni amministrative di importanti città (Roma fra tutte), della discesa in campo di un nuovo ‘politico’, Silvio Berlusconi, fuori dagli schemi tradizionali.

E’ cosi’ che Martinazzoli nel 1993 sceglie lo scioglimento della D.C. dando origine, su nuovi basi, al nuovo Partito Popolare Italiano, recuperando il nome  del partito fondato da don Sturzo negli anni 20, quale segnale di una continuità ideale con le origini cattoliche, a cui era molto legato.

Ma il nuovo sistema maggioritario impone per vincere di allearsi a destra o a sinistra. La volontà di restare ‘al centro’ comporta scontri con le varie fazioni interne al partito e neanche l’arrivo di nuovi attori nella scena – Mario Segni – riesce a risollevare le sorti del partito, che esce sconfitto nelle elezioni del ‘94.  Martinazzoli, peraltro, non si era neanche candidato: bisognava dare un segnale netto di cambiamento e di ricambio. Lo smacco è forte e da persona coerente, dopo le elezioni,  decide di abbandonare la politica nazionale.

Non la politica attiva pero’ tant’è vero che decide di candidarsi  con una lista di centrosinistra a Sindaco di Brescia. E’ il prototipo dell’Ulivo, che si svilupperà poi con la vittoria di Romano Prodi nel ’96. Vince e resta sindaco fino al fine ’98. Non si ricandiderà al secondo mandato ma accetterà invece nel 2000 di candidarsi per il Centrosinistra alla Presidenza della Regione Lombardia.  Non riuscirà tuttavia a superare il Presidente uscente Formigoni,  appoggiato  dal Centrodestra, ma resterà ugualmente nel Consiglio Regionale fino a fine mandato (2005).

Gli ultimi anni politici lo vedono infine quale Presidente dell’UDEUR Popolari (2004/2005) a fianco del leader del nuovo movimento Clemente Mastella e impegnato nel 2009 per l’astensione nel Referendum sulla allora legge elettorale approvata dal Centrodestra.

Ha oramai 80 anni ma la sua passione per la sana politica si conferma ancora forte e determinata, come negli anni più giovanili.

A riconoscimento di questa passione ed impegno  – anche per la città di Brescia –  nel 2012  gli verrà dedicata l’Aula Magna della sede di Palazzo Calini ai Fiumi dell’Università degli Studi.

  RINALDO BATTAGLIA
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