2003 – La riscoperta di un grande poeta bresciano, Angelo Canossi

Angelo Canossi  ( 1862 – 1943 )

Nel 1936 un artigiano di Verolanuova, Giuseppe Gandellini, ospitò Angelo Canossi, ormai anziano, ed approfittò di questa visita per registrare con apparecchiature primordiali  alcune poesie dialettali scritte e registrate dal Canossi stesso.

Per il  60° dalla morte, il figlio di Gandellini, Eugenio, ha recuperato i vecchi dischi, li ha restaurati ed ha trasportato la voce del poeta su più moderni compact disc.

Il disco è disponibile per il pubblico e lo si trova nelle librerie bresciane in una elegante confezione unitamente  ad un  libretto curato dal prof. Leonardo Urbinati, altro importante poeta dialettale bresciano.

Angelo Maria Canossi (Brescia, 23 marzo 1862Brescia, 9 ottobre 1943) fu definito il Poeta della brescianità.

Dopo le scuole primarie ed il ginnasio, presso il liceo di Desenzano,  si iscrisse all’Istituto Superiore di Letteratura a Firenze

Nel 1882 frequentò l’Università della Sorbona a Parigi e per un paio di anni viaggiò per mezza Europa scrivendo alcuni brillanti servizi giornalistici.

Nel 1884, ritornò a Brescia. Qui assunse per alcuni mesi la direzione del quotidiano La Sentinella. In seguito fondò il Guasco, prima quindicinale umoristico e poi quotidiano di informazione, ed ancora diede vita alle importanti riviste L’Illustrazione bresciana e Brixia mantenendone per poco la direzione.

A partire dal 1914 iniziò a soggiornare a Bòvegno ridente località alpina che ispirerà gran parte della sua opera, e, sempre in quell’anno, comparve la sua prima raccolta di poesie in dialetto bresciano, alla quale fecero seguito altre opere dialettali di rilevante importanza. La sua opera riscosse un notevole successo e se il suo nome non ebbe una più ampia eco lo si deve principalmente alla difficile accessibilità del dialetto bresciano.

Nel 1936 da Brescia si trasferì definitivamente a Bovegno, in alta Valle Trompia, dove precedentemente era solito soggiornare nei periodi estivi. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita, ospite prima della “Cà del Mai”, la casa del maglio, e successivamente della “Cà de le bàchere” (i ciclamini in bresciano) dichiarata monumento di interesse locale. Cessò di vivere a Brescia il 9 ottobre del 1943. È sepolto nel cimitero di Bòvegno in una cappella a lui dedicata.

  GIORGIO FOSSATI
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