1998 – Visita di Papa Woityla a Brescia

Hai cercato di avvicinare agli uomini di oggi la grande opera del Concilio Vaticano II?” si chiederà alla fine del 1998 Giovanni Paolo II, ricordando l’impegno che sentiva essergli stato simbolicamente affidato da Paolo VI.

Non so come si sia risposto allora, ma so con che commozione gli ho sentito rivivere a Brescia la necessità di aprirsi al mondo attuale in termini ecumenici, pertanto con lo stesso ardore vissuto dal compianto papa bresciano: ecco come ho vissuto io nel 1998 la sua visita nella nostra città. Un segno forte in ordine al suo richiamo all’ecumenismo, c’era già stato per la verità a gennaio. La sua visita a Cuba aveva dimostrato nei fatti, così come a dispetto di ogni remora politica, la volontà di aprire decisamente la Chiesa al mondo altro da sé. La sua venuta a Brescia aveva però un significato decisamente diverso, voleva sottolineare le premesse da cui la Chiesa doveva ripartire con maggiore slancio e ciò non poteva che riempire d’orgoglio e di gratitudine me come bresciano.

“Vuol ritornare a Paolo VI – mi son detto – e lo fa simbolicamente, con la sua presenza fisica, rendendo omaggio a Brixia fidelis fidei et iustitiae: ai due valori, cioè, di cui Paolo VI aveva raccomandato l’urgente riappropriazione e declinazione in chiave ecumenica. E lo fa – ho voluto pensare – incoraggiando l’attitudine solidale dei bresciani e per ricordarci l’immenso e unico patrimonio di testimonianze e memorie culturali e spirituali di cui sono depositarie le numerose istituzioni laiche e religiose cittadine. Lo fa, ancora – ho notato –  magnificando l’anima della nostra Brescia incarnata dal grande laico la cui figura tanto bene si riverbera – per cultura, sensibilità sociale e caratura spirituale – in quella di Paolo VI:  beatifica cioè Giuseppe Tovini e lo addita ad emblema di quella specificità tutta bresciana che sa tradurre il Vangelo nella concretezza di un’operosità al servizio dell’uomo e della sua edificazione.”

  FRANCESCO VERZURA
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