1995 – Muore Arturo Benedetti Michelangeli

ARTURO BENEDETTI MICHELANGELI – pianista.

Nato a Brescia il 15.01.1920 – Morto a Lugano il 12.06.1995

Fu non soltanto uno fra i più grandi pianisti di ogni tempo, ma anche una leggenda e un mito, che permangono ancora intatti: una gloria di Brescia, nota in tutto il mondo.

Si diplomò al Conservatorio di Milano a 14 anni.

Dopo aver vinto, nel 1939, il concorso pianistico di Ginevra, il grande pianista Alfred Corton, presidente di giuria, di lui affermò che era nato un nuovo Listz.

Diede concerti in tutto il mondo, come solista (col suo pianoforte personale) e con le migliori orchestre sinfoniche, divenendo in breve tempo una leggenda di perfezione tecnica e di originalità artistica. Le sue esibizioni in pubblico, però, furono misurate con “contagocce”: erano sempre eventi unici e irripetibili, non certo semplici tourne’es.

Partendo dalla sua arte, cercava sempre la perfezione: sia nella tecnica pianistica virtuosistica, sia nello strumento pianoforte, e, con rinuncia all’ego, perseguiva il principio della fedeltà alle vere intenzioni degli autori che interpretava. Pur non concedendosi ludicamente al pubblico, con la sua miracolosa perfezione esecutiva e le sue brillanti e affascinanti invenzioni timbriche, lo mandava in visibilio.

Dopo aver insegnato in vari conservatori italiani, creò una scuola sua, con pianoforti suoi e accoglieva i migliori pianisti del mondo: fra i suoi allievi noti ci furono anche Maurizio Pollini e Marta Argenich.

Nel 1968, dopo aver subito una denuncia (non meritata) e il sequestro nientemeno che dei suoi amati pianoforti, sdegnato, lasciò l’Italia “per sempre”, mantenendo la decisione.

Andò a vivere a Lugano.

Per gli italiani diede, in seguito, solo due concerti in Vaticano (eventi storici) e uno a Brescia (ironicamente non considerata in Italia da un importante giornale italiano), in ricordo del Papa Paolo VI Montini, bresciano e amico.

Il suo ultimo concerto, dedicato a Debussy, ebbe luogo ad Amburgo nel 1993.

Morì a Lugnao il 12 giugno 1995.

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Chi non ha avuto la fortuna di assistere ad un simile evento, quale un concerto dal vivo di Arturo Benedetti Michelangeli, non potrà mai capire veramente la magia sprigionata dal suo pianoforte. Le registrazioni, pochissime autorizzate, alcune “rubate”, pure male, non sono sufficienti.

Avevo 13 anni, a Milano, e già studiavo pianoforte, ma mi si stava spegnendo la voglia di continuare. Da solo andati alla Scala, strapiena, stando in piedi in loggione (allora si poteva), abbracciato ad una colonna, per sentire il recital di Michelangeli. Era il 1954.

Dopo il suo ingresso sul placo, quasi ieratico, scese un silenzio irreale. Mi fece effetto il suo fazzoletto nero, che depose con calma all’interno del pianoforte. Incominciò a suonare: un’atmosfera magica si formò già dalle prime note. La vera arte si sviluppò, sostenuta da un virtuosismo e dalla perfezione del tocco, di cui nemmeno ci si accorgeva.

Dopo il silenzio religioso del pubblico durante quel mitico concerto, alla fine ebbi l’impressione che la Scala stesse esplodendo, per lo scrosciare degli applausi e delle entusiastiche ovazioni finali, che non finivano mail.

Fu un trionfo. Niente bis.

Mai più sentii ovazione sincere a quel livello (o forse per Artur Rubinstein nel suo ultimo concerto alla Scala).

Fui letteralmente stregato: avevo capito fin dove poteva volare la vera arte, partendo da una semplice tastiera. Nel mio piccolo ripresi a suonare con una grande passione che non si è più estinta, facendo anche gli esami da privatista al Conservatorio di Milano, nonostante la contemporaneità coi miei studi ufficiali milanesi, allora veramente impegnativi, al Liceo classico Berchet, al Politecnico (ingegneria), e alla Bocconi (master di economia) e poi con l’intenso lavoro a Milano e a Brescia.

Da allora ebbi una nuova visione non solo della musica, ma della vita, grazie a Benedetti Michelangeli.

Grazie Arturo!

  FRANCO CEI
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