1993 – Silvio Mondinelli, il primo bresciano sulla vetta di un “8000”

Silvio Mondinelli detto Gnaro,  nasce il 24 giugno 1958 a Gardone V.T. dove vive fino al 1976, anno nel quale si arruola nella Guardia di Finanza e inizia a conoscere e amare la montagna. Diventa guida Alpina nel 1981. Vive a Brescia e la moglie bresciana gli organizza gli impegni professionali e si occupa della rete degli sponsor. Hanno fatto la luna di miele su un ottomila. Ha un figlio e una figlia.

E’ stato il primo alpinista bresciano a salire  l’11 ottobre 1993 il suo primo ottomila, il Manaslu  l’ottava montagna più alta del mondo con i suoi 8.163 m s.l.m. situata nelle catena montuosa dell’Himalaya. Nel 12 luglio 2007 è diventato uno dei pochi scalatori al mondo (secondo italiano dopo Reinhold Messner) ad aver raggiunto tutte le quattordici vette più alte del mondo portando a termine l’impresa senza l’uso di ossigeno.
La montagna di Mondinelli non è aspra e drammatica, sofferta e tragica, secondo tutta una tradizione alpinistica. Lui coltiva l’idea che la montagna, anche estrema, deve essere divertente e rilassante. Infatti non si definisce un alpinista ma un atleta o un «pestaneve», che sale la montagna in velocità: niente portatori, stile alpino, stare in quota il meno possibile».
Da giovane riusciva a fare 60 mila metri di dislivello al mese. Adesso ogni giorno fa 1200 metri di dislivello. Però non corre mai in discesa, per salvare le ginocchia.
Nell’ambiente alpinistico però Gnaro è conosciuto, non solo e non tanto, per aver scalato tutte le 14 montagne che superano gli 8.000 metri senza aver mai fatto uso di ossigeno, quanto per i molteplici soccorsi effettuati durante le sue spedizioni extra-europee. Spesso proprio la decisione di portare aiuto a qualche alpinista in difficoltà, talvolta un amico, più di frequente uno sconosciuto, si è rivelata determinante per il fallimento di un tentativo di scalata alla vetta; non per questo Gnaro ha chiuso gli occhi di fronte alla sofferenza umana.

Con questo stesso spirito Mondinelli si è avvicinato alle popolazioni locali incontrate nel corso delle spedizioni. Insieme al grande amico Renato Andorno, recentemente scomparso, ha iniziato a raccogliere fondi per aiutare la popolazione Sherpa della valle del Kumbu, in particolare i bambini, affinché anch’essi possano avere la speranza di un futuro migliore. Con i fondi raccolti è stata finanziata la costruzione e la gestione di una scuola a Namche Bazar; ora grazie a questa iniziativa, 80 bambini hanno la possibilità di accedere all’istruzione elementare.

Deciso a continuare l’impegno nel 2000 insieme a 7 amici costituisce una la ONLUS «Amici del Monte Rosa», con il preciso scopo di portare un aiuto concreto alle popolazioni nepalesi. Il primo traguardo raggiunto è quello di costruire e attrezzare un Trauma Point, in un punto strategico sulla via principale che collega Kathmandu a Pokara allo scopo di assicurare assistenza qualificata e tempestiva alle numerosissime vittime degli incidenti stradali che con grande frequenza si verificano. Il 22 ottobre 2005 questo sogno è diventato realtà e l’ospedale ha iniziato la sua attività a pieno ritmo.

  PIERO BORZI
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