1991 – Giorgio Lamberti Campione del mondo

Intervistano il dott. Franco Vollono e l’avv. Francesco Caretta (Presidente L.C. Brescia Host 2016-2017):

D: 1991 Pert campione del mondo, cosa succede, cosa prova quel giorno?

R: Venivo già da importanti risultati negli anni precedenti però mi presentavo ai mondiali da Campione d’Europa primatista del Mondo nei 200 metri, quindi ero il favorito, l’uomo da battere quindi la mia posizione anche dal punto di vista sportiva, emotiva era sentirmi un po’ il carico della responsabilità. Mi ha facilitato il fatto di essere in Australia, forse, che rispetto ai tempi di oggi dove sei martellato dai social, all’epoca stando in Australia vero che avevi al seguito dei giornalisti della carta stampata, c’erano tutti, però vivevi un distacco da quella che era magari la tensione che puoi vivere o che un’atleta può vivere oggi magari nel proprio paese magari in Europa, quindi stare in Australia evidentemente aveva facilitato anche la preparazione e la concentrazione, l’unico problema di quei mondiali è che arrivai con un deficit perché avevo un problema alla schiena non indifferente che mi limitava la preparazione e quindi c’era la preoccupazione di non essere nella condizione sbagliata e perfetta per affrontare un evento di così alta importanza, andò tutto bene riuscii a vincere i 200, fu una gara tattica cercai di controllare gli avversari proprio perché avevi il dubbio della tua condizione atletica, quindi io che solitamente partivo all’attacco pensai che era meglio sviluppare una gara sull’avversario più importante che, ai miei tempi era lo svedese Handerson …. È stato il mio avversario per anni quindi girai ai 100 metri controllando l’avversario così come feci ai 100, 150 comunque ero in buone condizioni e riuscii a fare una accelerata con un cambio di passo nell’ultima vasca che mi permise di lasciarlo a 2 metri, poi gareggiai nei anche 100 metri e arrivai terzo, lì mancava proprio la velocità perché non ero in grado di fare la finalizzazione del lavoro e arrivai terzo, anche se non peggiorai l’evento la situazione ed una terza medaglia la conquistai …… 200 stile libero dove si arrivò anche in questo caso terzi dietro Stati Uniti e Germania terzi con quarta l’altezza che bruciai ……. conquistando un bronzo storico per l’Italia quando non sempre gli italiani andavano con la prova sul podio per le staffette, non è facile neppure oggi ma erano piazzamenti di prestigio.

D: Come è nata la passione per lo sport, leggendo su wikipedia, purtroppo è diventato una delle fonti di informazioni maggiori, si dice che era gracilino a 6 anni, è vero questa notizia?

R: Si, ero davvero gracile ed esile fu suggerimento di un medico di turno, nemmeno il medico di famiglia, ero influenzato, venne a casa e fra le cure di antibiotici suggerì ai miei genitori di iscrivermi a nuoto e di farmi fare perché sarei diventato grande, il papà aveva una struttura fisica importante, io sarei cresciuto e quindi il nuoto mi avrebbe raddrizzato le spalle mi avrebbe dato sicuramente un conforto dal punto di vista fisico e quindi mia madre, seguì quelle indicazioni, mi iscrisse ai primi corsi di nuoto, a 6 anni, nella piscina pubblica di viale Piave che all’epoca era gestita dai maestri alunni che …. insieme a Mompiano al centro Ciambellone mi iscrisse ai corsi di nuoto che erano gestiti dal centro Fin dai maestri dello sport del Coni, quindi era un sistema gestionale molto valido qualitativo nell’insegnamento della didattica e da lì poi è partita la mia storia anche se l’inizio è stato traumatico perché io ero terrorizzato dall’acqua, quindi le prime due o tre lezioni le passai aggrappato alla scaletta senza che gli istruttori riuscissero a staccarmi da là. Quindi serve per dare anche suggerimenti a mamma che magari desistono nel portare i bimbi in piscina, mi mamma perseguì l’intento se non avevo una madre così insistente ….  se non avessi avuto una mamma così insistente, la mamma di oggi piangente avrebbe preso il suo piccolo, piangente, e lo avrebbe portato a cambiare disciplina.

D: Adolescenza e sport: come si concilia il sacrificio dell’allenamento con la leggerezza dei 14 anni, 15 anni perché ha iniziato presto

R: Si, io ho cominciato a 6 anni poi è chiaro che inizialmente l’impegno non è così gravoso. Si comincia con le 2 lezioni settimanali poi man mano si cresce, con gradualità si passa ai 3 giorni ai 4 ai 5 e poi magari anche ai 6 con il sabato ma quello riguarda un’età più avanzata. E’ stata una scelta non obbligata ogni ragazzino che si cimenta nell’attività sportiva perché ama poi ciò che fa a prescindere che sia un gioco di squadra o uno sport individuale e quindi quando dentro di te scopri che hai una tua intima ambizione, a migliorare te stesso, soprattutto in uno sport dove il cronometro fa da padrone quindi hai un elemento oggettivo di confronto, il cronometro è il tempo e quindi le eventuali continue, si spera, progressioni che ti portano ad avere stimoli, un’ambizione sempre più alta e questa cosa oltre all’impegno scolastico diventa, diventava per me prioritaria, non si faceva per impegno e per obbligo, lo si faceva proprio per stimolo così come lo facevano i miei compagni di squadra e bene o male ho vissuto amicizie scolastiche, amicizie sportive ho sempre frequentato l’oratorio o gruppi di amici che avevo, è chiaro che man mano crescevo il tempo da dedicare allo svago era limitato ma non è mai stato un peso, non ho mai avuto rimpianti, perché le uscite, le cene la discoteca nell’età che ognuno di noi ha vissuto dai 16 anni ai 20 anni, certo poi bisogna usare l’intelligenza e sapere, capire quando alcune cose le puoi fare e altre no, ma delle limitazioni te le devi porre anche dal punto di vista dei tempi, del sonno, dell’alimentazione poi devi diventare allenatore di te stesso se vuoi arrivare ad un alto livello e quindi, ripeto, non ho mai avuto alcun rimpianti, francamente, per quelle che sono state eventuali rinunce.

D: Quando ha capito che qualcosa stavo cambiando e poteva diventare forte, un campione e poteva iniziare a vincere qualcosa di importante?

R: Io ero bravino da piccolo però non ero un fenomeno, non ho mai vinto un campionato italiano giovanile, però la molla, forse la scintilla fu la prima convocazione in Nazionale giovanile, a 15 anni, dopo un campionato italiano giovanile fui convocato come riserva nella staffetta, quindi con quinto tempo in 100 stile libero e mi portarono a partecipare a questo triangolare a Palermo, Italia Olanda Germania mi sembra, e lì mi fecero gareggiare anche in gare individuali e fu per me un momento di euforia totale: l’abbigliamento, la maglia azzurra la tuta il far parte di un gruppo di ragazzini promettenti era motivo di stimoli, tornato chiaro che poi, lì, prosegui con l’autostima, una carica diversa e da lì poi è stata una continua crescita.

D: La vasca è un’amica o una nemica?

R: La vasca qualche volta è stata di conforto e qualche volta di sofferenza spesso di sofferenza, il nuoto è uno sport di impegno importante come può essere una pista di atletica e, però, ripeto, l’atleta quando è nella fase di allenamento l’atleta è stimolato a cercare sensazioni migliori, velocità migliori, acquaticità sono tutte questioni di pelle, perché sai il confronto, è uno dei pochi sport in cui sei tu con te stesso, non hai un mezzo meccanico, non sei un pilota di formula 1 dove incide l’automobile, il motore, la bicicletta, un telaio, sei tu con te stesso e quindi in vasca cerchi, attraverso il rapporto con il tuo allenatore, una continua evoluzione della tecnica, della potenza e della resistenza aerobica e tutti gli aspetti che, quando poi, man mano passano i mesi cresce, diciamo, la condizione atletica hai anche gratificazioni da queste sensazioni poi è chiaro che sei limitato in un ambito che alle volte può essere, magari, triste e non nascondo che spesso i collegiali con la Nazionale, ritiri o al cambio anche in ambito di location favoriva anche la stimolazione e quindi la concentrazione negli allenamenti, poi è chiaro che nuoti e hai grandi risultati se nuoti insieme ad atleti di pari livello, di pari condizioni. Nel nuoto nuotare da solo, in un ambiente dove non c’è uno stimolo in un club diventa complicato.

D: E infatti era proprio questo che le volevo chiedere, perché io qualche anno fa, la prima volta che sono riuscito a dimagrire, avevo abbinato una dieta disumana ad un po’ di piscina (Lamberti ride) ed avevo una istruttrice che ceca (nazionalità ndr) che io chiamavo Airon, si chiamava Irene, era durissima, lei gioca a Pallanuoto se non mi sbaglio, mi piace nuotare al mare, ma in piscina si creava anche un po’ di ansia, perché c’era questo silenzio, il silenzio nell’acqua. Si è soli. Non si ha paura? Non si ha voglia di smettere? ma chi me lo fa fare?

R: NO, perché hai degli obiettivi importanti, se poi arrivi ad un certo livello, ti rendi conto che sei tra primi nel mondo, quindi è difficile non avere uno stimolo, la ricerca nella prestazione dei risultati diventa una sfida sempre più ambiziosa

D: Mai avuto voglia di mollare, di dire oggi in acqua non entro?

R: No, quando ho deciso di smettere ho deciso di smettere quando ho capito che si era conclusa la fase in cui non c’era più lo stimolo giusto è difficile credo che un nuotatore per rimanere alto livello lo faccia per altri motivi se non per una sua motivazione interiore, non può essere, almeno nel mio caso, non può essere soltanto il denaro che ti spinge a farlo, cioè per quello che è la fatica, l’impegno, la concentrazione nei dettagli per me era improponibile immaginare di continuare solo per, magari, un guadagno economico.

D: Negli ultimi anni ha avuto anche un ruolo politico, come si è conciliato? Come è stata utile questa sua esperienza per lo Sport poi, perché era assessore allo sport del Comune di Brescia

R: Non era previsto questo mio impegno anche se avevo prestato servizio in federazione al CONI, perché all’epoca, 2003, quando mi candidai, in Comune ero delegato della Federazione nuoto avevo avuto ruoli a livello di Federazione e di CONI quindi un po’ di politica sportiva la masticavo. E’ stata una novità in corsa, perché mi proposero di candidarmi, non avevo mai immaginato questo tipo di percorso, dopo di chè un po’ di curiosità, forse lo stimolo ad una esperienza diversa mi ha portato a fare questa scelta, devo dire che la cosa più carina che mi ha dato emozioni è stata la campagna elettorale il pre-voto quando incontri la gente, era un’esperienza, io non sono un politico non lo sono mai stato un politico, mi considero più un amministratore che un politico e però devo dire che quella esperienza mi ha arricchito molto nell’ambito delle relazioni con le persone aldilà degli schieramenti, dei luoghi comuni della politica e sono stato eletto con delle belle soddisfazioni e il Sindaco mi nominò assessore allo Sport e iniziarono 5 anni di impegno veramente pesante, perché se vuoi fare l’amministratore, ieri come oggi e forse oggi ancora di più, devi veramente prestarti a meno che tu non lo voglia fare solo per scaldare una sedia, ma se vuoi cercare di incidere diventa un lavoro ed io mi ero dedicato pesantemente a tempo pieno, cosa che mi ha limitato un po’ nelle mie attività personali, nella mia famiglia quindi nel 2008 al termine della prima esperienza ho pensato di fare un passo indietro per una questione di tempi di impegni, di priorità.

D: Quattro record del mondo, uno ha resistito 10 anni. Cosa significa fare un record e, soprattutto, c’è un’ansia di essere superati in questo record, soprattutto quando inizia a resistere per così tanto tempo?

R: Il record del mondo di 200 mt quello più prestigioso, io ne ho realizzati 4, tre in vasca da 25 mt e uno in vasca da 50 mt legato d’affetto comunque da ricordi piacevoli per tutte le volte che ho colto questi risultati, anche se poi quello più prestigioso era il record in 50 mt che è quello che è durato 10 anni. Ha rischiato in qualche occasione, poteva saltare già tre anni dopo, poi ha retto ancora 7 e poi sono arrivate le nuove generazioni degli australiani, sono arrivati nuovi tessuti, nuovi costumi, ma è l’evoluzione delle cose della vita. Io credo che ognuno debba vivere il suo tempo e nel suo tempo ho avuto la soddisfazione e l’orgoglio di essere il migliore quando lo hanno battuto, l’unico rammarico e l’unica speranza che avevo era di poter vedere il gesto dell’atleta che mi avrebbe battuto al record, il rammarico di non aver visto e di non essere presente nell’atto del record, contento perché battuto da un grandissimo campione australiano Grant Haket. Fu l’inizio dei sui successi, perché spaziava dai 200 mt ai 1500, campione olimpico nei 1500, grande fuoriclasse insieme all’altro australiano Ian Thorpe che ha vinto medaglie mondiali olimpiche, record del mondo alla fine degli anni ’90 soprattutto nel 2000 con Sidney dove entrambi fecero cose straordinarie, quindi battuto da un fuoriclasse.

D: A proposito di Olimpiadi, cos’è mancato?

R: Le Olimpiadi è stata la mia condanna per due volte sono arrivato sempre con acciacchi e problemi fisici, la schiena, la spalla, non ho mai potuto aimè, questa è anche la fortuna, le coincidenze nel 1988 avevo problemi alla spalla sinistra che mi hanno limitato tre mesi di preparazione e, per dire, con le cure seguenti nell’89 un anno dopo …. poter diventare campione del mondo, quindi è anche la sfortuna di non cadere nell’anno giusto. Mi fosse slittato il problema di un anno, o anticipato di un anno, saremmo qui a parlare delle Olimpiadi o di Barcellona che è stato un altro momento in cui ritornavo con problemi fisici. Io non sono mai stato un colosso, non per niente mi portavano in piscina perché ero esile e gracile e questa mia gracilità mi ha un po’ condizionato dal punto di vista della prestazione e del mantenimento della prestazione atletica, non ero un colosso, non ero d’acciaio non ero la Pellegrini di turno che è una fuoriclasse, fisico perfetto, acciacchi zero, quindi la continuità, la testa tutto quello che volete. Non ho rimpianti, nel senso che la testa sapeva di voler più ciò che il fisico gli poteva dare, ero consapevole di questo, soprattutto quando sostieni allenamenti mostruosi e soltanto allenamenti esasperanti ti possono permettere di rimanere al vertice. Come il caso di Paltrinieri ha vinto l’oro adesso a Rio ragazzo straordinario, fisico straordinario nuota per fare i 1500 19 km al giorno. Se andate a vedere ciò che fa Paltrinieri nel centro federale insieme all’altro Detti i due atleti leader italiani, la domanda è: hanno nella loro testa degli obiettivi incredibili, degli stimoli incredibili, ma quanti atleti sono in grado di reggere fatiche, ritmi con costanza e tenacia, pochi non per niente primo e terzo nei 1500, quell’altro terzo anche nei 400 con carichi di allenamento che anche dal punto di vista fisico e mentale bisogna aver la possibilità di sostenere. La salute è l’elemento fondamentale in primis, ancor prima della testa.

Ultima domanda: Lamberti è Brescia

R: Sono legato da sempre alla mia città, vivo da sempre, a parte la parentesi di un anno dove ho vissuto a Roma, non l’ho mai lasciata, sono legato alla mia terra. Mi sono sempre allenato a Brescia dopodiché ci si spostava, c’era l’allenatore di Verona, Castagnetti, che aveva già all’epoca il sogno di costruire un centro federale, che poi è stato fatto ed è oggi intestato a lui, e quindi spesso si faceva la spola Brescia Verona o si facevano ritiri collegiali anni in cui ero assente da casa 3/4 mesi.

Qui a Brescia dove si allenava?

Mi sono sempre allenato nei primi anni nella piscinetta di viale Piave e poi, successivamente, alla Marmora perché nel 1986 il comune di Brescia, fortuna volle, che costruì la prima delle 2 vasche da 50 mt scoperta, io avevo 17 anni, quindi ero all’inizio della mia carriera e questa cosa mi facilitò soprattutto nella preparazione estiva da maggio ad agosto c’era la possibilità di avere un impianto che per un atleta di vertice era fondamentale. Poi 2000 e 2001 il Comune costruì anche la 50 mt coperta e quindi oggi Brescia ha un’offerta di servizi per il nuovo e la palla nuoto di alto livello.

Ci sono potenziali campioni bresciani?

Il nuoto bresciano è vivo, sia in città che nelle periferie ed in provincia, poi dopo è chiaro che la fortuna di trovare i talenti e la fortuna che i talenti abbiano voglia di sacrificarsi, cosa non semplice.

I tuoi figli proseguiranno 

I figli stanno nuotando, hanno anche dei buoni risultati, hanno passione e se vanno avanti è perché hanno la volontà di farlo e non certo perché c’è una imposizione di famiglia. Il nuoto non può essere imposto!

  FRANCO VOLLONO e FRANCESCO CARETTA
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