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Recordet | 1961 – la nascita di un vino e di un territorio: Franciacorta

1961 – la nascita di un vino e di un territorio: Franciacorta

“Brindo alla morte dei vini bianchi in Franciacorta”

…disse quel funzionario dell’agricoltura negli anni ’60, molto testardo e sicuramente meno lungimirante di Franco Ziliani, enologo della Guido Berlucchi, il primo ad aver intuito la vocazione alle bollicine dei vini franciacortini.

Correva l’anno 1961 e in questa terra – nota per la scarsa fertilità degli appezzamenti e l’inefficienza di un sistema irriguo inesistente – ci si dedicava all’agricoltura tradizionale da bestiame “con la terra che, se andava bene, produceva meno di venti quintali all’ettaro di frumento quando in pianura si arrivava a quaranta, e più” ricorda Ziliani […] “Mio padre commerciava vini e tutto sommato nelle varie tenute condotte a mezzadria qualche vite c’era e si otteneva una modesta produzione che già al tempo non poteva essere destinata completamente all’autoconsumo”.

“Guido Berlucchi cercava un enologo. Al tempo ti prendevano per matto se volevi spumantizzare, le uniche esperienze valide in Italia derivavano della scuola di Asti, in Piemonte, e storicamente addirittura ai vini del Conte di Cavour. Io stesso ho studiato enologia ad Asti, ma l’amore per gli spumanti è arrivato dopo l’assaggio di quel flùte di Monopole Heidsieck avevo 21, 22 anni”. “Guido si convinse a provare a spumantizzare e iniziammo con le prime centinaia di bottiglie”. “L’anno dopo ne facemmo ventimila, sicuri che ne avremmo avuto abbastanza per un bel po’ ma il vino veniva richiesto, dai bar, dai privati. Ogni settembre di vino non ce n’era già più e così cominciò l’ascesa e la produzione di grandi quantità, attualmente più di quattro milioni di bottiglie”.

“Nei primi tempi lo chiamavamo Pinot di Franciacorta, i genetisti delle università di oggi avrebbero qualcosa da ridire sulla purezza varietale ma con gli anni si sarebbe migliorato anche questo aspetto”.  […] “Ci costrinsero ad adeguarci agli impianti a Sylvoz Miotto, poi dimostrammo che l’allevamento alla francese avrebbe migliorato l’aspetto agronomico. Si è adottato un sistema di pressatura delle uve tutto nostro, abbiamo standardizzato tempi e condizioni di fermentazione, di rifermentazione, di remuage, ormai oggi tutto meccanizzato e di degorgemènt. […]. Ogni piccolo problema all’inizio necessitava di soluzioni, ad esempio la prima prova di sboccatura è stata un mezzo disastro poi, con un frigorifero di seconda mano trovato a Sarnico, riuscimmo a fare sboccature alla voleé con più perizia. Oggi i produttori di macchinari enologici italiani sono più bravi dei francesi!”

“Poi arrivarono gli anni 70, i primi studi di Marketing, il prestigio del vino che ha dovuto cercare uve fuori zona quando qui non ce n’era abbastanza con i requisiti che chiedevamo, la conferma del marchio negli anni 90 e il grande rientro qualche anno fa nel Consorzio Franciacorta;  ma ancora oggi crediamo che la nostra identità valga più di qualsiasi marchio”.

“Fare spumante oggi è più semplice” conclude Ziliani “ora che si è tracciata la strada”.

“Anche qui in azienda ormai il cambio generazionale è avvenuto, i figli portano avanti ormai autonomamente quanto iniziato più di cinquant’anni fa.

Mai come in questo caso l’intuizione e la determinazione di una persona ha riconvertito l’orientamento economico di un’intera zona per trasformarla nella punta di diamante dell’enologia italiana che rappresenta oggi la Franciacorta. Ancora e sempre alla ricerca spasmodica e continua della perfezione.

A quel funzionario possiamo solo dire che evidentemente si è sbagliato.

  DAVIDE CAMONI
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